SPECIALE CONVEGNO 2017

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AMPIO RESOCONTO DELL’EVENTO vai alla pagina

RASSEGNA STAMPA

articolo Rachele

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“Pellegrini … nell’amore di Cristo” – Via Crucis 2012

 

“Pellegrini … nell’amore di Cristo”

 

“Sperare è credere, sperare è lottare, sperare è resistere. Resistere all’ombra del salice che non si vuole consolare …”! Sì, la Via Crucis che la Consulta delle Aggregazioni Laicali e l’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro hanno voluto organizzare è stata segno di speranza per questa città che vuole ancora lottare, sperare, resistere, nonostante un degrado sociale e politico sempre più crescente.

Percorrendo le strade della nostra “terra”, abbiamo sentito forte il senso della “memoria”; una memoria che “non dev’essere nostalgia del passato”, come ha affermato il Vicario Generale Mons. Carmelo Lupò, ma “forza trainante che ci deve far guardare avanti senza rimpianti e con la certezza della Resurrezione”!

Via Cesare Battisti, via Tommaso Cannizzaro, piazza Cairoli, via Natoli, piazza stazione ci hanno ricordato che questa città non vuole e non può morire, ci hanno invitato a “credere” che qualcosa possa ancora cambiare, perché durante il cammino abbiamo compreso “che Gesù passa per il Getsemani, consolando l’angoscia dell’uomo di fronte al dolore incomprensibile. Passa per il Sinedrio e per il Pretorio, riscattando la dignità di ogni condannato alla solitudine. Passa per le strade di Gerusalemme, redimendo, con i Suoi terribili dolori, tutte le categorie umane che incrociò nel Suo percorso. Passa per le colline del Golgota per tirare fuori gli uomini dall’abisso della disperazione e del peccato”.

Luoghi vivi e di antiche tradizioni “che non devono portarci a piangere su noi stessi”, come ha sottolineato il Segretario della Consulta, Dino Calderone, ma che devono farci guardare avanti, chiedendo l’aiuto di Dio Padre per tutti coloro che “soffrono per la perdita del proprio lavoro, sentendosi abbandonati da qualunque tipo di istituzione”.

A loro, e a noi, mercoledì 28 marzo abbiamo voluto dire che ci sono tanti Cirenei pronti a prendere la mano di chi non riesce a sostenere il peso della propria croce, camminando come “pellegrini …nell’amore di Cristo” verso la gioia della Pasqua: festa della vita, festa della speranza, festa della vera gioia!

Il 28 marzo 2012 sarà una data che non dimenticheremo facilmente perché tanti “pellegrini”, provenienti da diverse parrocchie, movimenti, gruppi e istituti religiosi della diocesi hanno voluto dare testimonianza che “INSIEME” qualcosa si può costruire, che senza divisioni, né barriere possiamo andare “oltre le mura”, che mettendo da parte il proprio io, si può vivere il “noi”…!

Allora sì, che questa Via Crucis non è una delle tante che potrebbero non lasciare alcun segno, ma è la “Via della Croce” che ci fa dire insieme a Cristo, morto e risorto: “Sperare è credere, sperare è lottare, sperare è … NON MORIRE MAI”!

[Andrea Pinesi]

125° anniversario della Fondazione delle Figlie del Divino Zelo: una Missione nel Cuore di Dio

“Era il 18 marzo 1887… tra anguste cellette, nella povertà, nel lavoro assiduo sorgeva la minuscola comunità del Piccolo Rifugio, alimentata da ubertosi pascoli di pratiche religiose…”. Così scrive Padre Vitale, primo biografo di Sant’Annibale Maria Di Francia, fondatore delle Figlie del Divino Zelo e dei Padri Rogazionisti. La congregazione femminile ha voluto onorare i centoventicinque anni della propria fondazione, con tre giorni intensi di approfondimento, riflessione, preghiera. Ha aperto i festeggiamenti sabato 17 marzo un convegno di studio sul tema “ Le Figlie del Divino Zelo: una storia piena di speranza”. Dopo il saluto della Postulatrice Suor Rosa Graziano e la lettura della lettera augurale del Sommo Pontefice Benedetto XVI, che ha sottolineato l’importanza e l’attualità del carisma rogazionista, la dott.ssa Anna Gensabella, Ordinario di Letteratura dell’Università di Messina, ha introdotto la relazione tenuta dal Prof. Ignazio Petriglieri, Vicario episcopale per la cultura della diocesi di Noto. Il Petriglieri ha messo in risalto l’opera della cofondatrice Madre Nazarena Majone: “In lei si trovano tre dimensioni importanti: il Regno di Dio, l’annuncio, la missione. Con grande spirito di abnegazione, infatti, riuscì a coniugare solidarietà materiale a quella spirituale e anche se non splendeva nell’abilità culturale, riuscì ad essere punto di riferimento per tante orfanelle che in lei vedevano una mamma, oltre che un’educatrice. L’esperienza della Majone è stata trasmissione della fede partendo dagli ultimi”. La Prof.ssa Paola Ricci Sindone, Ordinario di Filosofia Morale dell’Università di Messina, ha invece sottolineato “l’importanza dell’impegno nel sociale delle Figlie del Divino Zelo sia a fine 1800 che anche oggi”. Infatti “la loro opera formativa ed educativa è profezia per ogni tempo e per ogni luogo”. Ha concluso il convegno la toccante testimonianza della Prof.ssa Agata Manganaro, che ha vissuto la sua giovinezza a contatto con lo stile educativo della Congregazione del Di Francia. I festeggiamenti sono continuati domenica 18 marzo nel teatro “Annibale Maria Di Francia” con un meeting delle giovani suore, provenienti da tutto il mondo, sul tema: “Le juniores riflettono sulla vocazione religiosa, interpellano la Congregazione e danno un messaggio ai giovani” e con una rappresentazione artistica proposta dalle scuole e dalle varie associazioni rogazioniste. Il solenne anniversario si è concluso lunedì 19 marzo con la concelebrazione, presso la Chiesa “S. Maria dello Spirito Santo”, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Calogero La Piana che ha messo in evidenza, durante l’omelia, l’opera profetica del Di Francia e della Majone che s’incarna oggi più che mai in un’ “emergenza educativa” che interpella la nostra società sempre più priva di valori e di autentica “educazione cristiana”.

(Andrea Pinesi)

L’URGENZA DI “ANDARE NELLA VIGNA” (di Andrea Pinesi)

“Andate anche voi nella mia vigna” (Mt 20,7). Oggi più che mai risuona nel nostro cuore quest’esortazione del Padrone della vigna che ci invita a non restare fermi, impassibili, di fronte ad “una vigna” che ha sempre più bisogno di “testimoni” credibili, che sappiano donare il loro tempo, le loro energie, la loro “giovinezza” di cuore. “Andate anche voi nella vigna” risuona da quel lontano giorno nel corso della storia…, ma dobbiamo purtroppo ammettere che non è facile “andare da soli”; se non accettiamo di essere “presi per mano” dalla Chiesa – pur camminando eretti sulle nostre gambe  non raccoglieremo i frutti desiderati. Non basta elevare alti quanto sterili lamenti sui mali del mondo: bisognerebbe sentire nella propria carne le ferite dell’umanità e contribuire con tutte le proprie forze a realizzare un mondo migliore in cui ciascun uomo non sia lupo per l’altro… E non si dica che questo è un atteggiamento velleitario, perché il mondo comincia a un passo da noi: sulle strade che percorriamo ogni giorno, nella nostra città, nelle relazioni di famiglia, di amicizia, di lavoro, di impegno ecclesiale, sociale e politico. E’ là che possiamo e dobbiamo essere “sale della terra e luce del mondo”. Per fare questo non è necessario assumere pose donchisciottesche, atteggiamenti da acidi censori; è sufficiente essere consci, con semplicità e spirito fraterno, della propria responsabilità di cristiani impegnati ed agire di conseguenza. Nella nostra società è facilissimo abbandonarsi alla deriva, cedere al compromesso; invece, per essere buoni cristiani, si ha bisogno di un cuor di leone. Un cuore che sappia compatire e stare accanto a quei tanti giovani che cercano speranza in luoghi rifugio che spesso li conducono in tunnel senza via d’uscita. Per molti di essi, infatti, che vivono lontani da Cristo e dalle nostre comunità, “l’unica scuola di vita è la strada, un parcheggio sistematico nelle piazze dinanzi alle nostre chiese e oratori, ai crocicchi di vie secondarie e buie, o presso paninoteche, sale da gioco, bar…, ove circolano << messaggi carichi di sollecitazioni ambigue  >>, che spingono spesso alla massificazione e all’evasione, mediante l’alcol, la droga e varie forme di comportamenti devianti” (Progetto Emmaus La via della VitaProgetto Diocesano di Pastorale Giovanile 1994). Allora ecco l’urgenza, ancora attuale, di “andare oltre le mura”, di uscire dai nostri bei “rifugi”. La strada è luogo d’incontro, luogo di testimonianza, luogo dove la nostra missione… forse… diventerebbe più concreta ed efficace!!

IL CORAGGIO DELLA COMUNIONE (di Andrea Pinesi)

In un mondo dove prende sempre più piede l’individualismo, il personalismo, l’autoreferenzialità, il “segno dei tempi” è invece la riscoperta, l’affermazione e lo sviluppo del principio comunitario. Oggi più che mai l’esigenza primaria che dovrebbe guidare le nostre comunità, proprio per il fatto di essere “comunità” (cioè “soggetti” che mettono in pratica il senso profondo della Comunione) è la riscoperta di vivere non da soli, ma insieme ad altre realtà, con le quali si dovrebbe condividere, pur nella propria specificità, lo stesso obiettivo: la salvezza dell’umanità nell’annuncio costante del Vangelo di Cristo.

La dimensione comunitaria della fede ha le sue radici precisamente nell’idea del Dio – comunione, il cui piano si salvezza consiste appunto nell’unità degli uomini con Lui e tra loro (LG 1). Per questo motivo e per altre ragioni ancora, non è strano che la “Christifideles laici” proponga come primo obiettivo della nuova evangelizzazione “la formazione di Comunità ecclesiali mature, nelle quali la fede possa liberare e realizzare tutto il senso originario di adesione alla persona di Cristo e al suo Vangelo” (n° 34). Ciononostante, appare piuttosto difficile, incarnare questo ideale di comunione, di chiesa – comunità, modellata a immagine della trinità! Oggi continuiamo ad andare verso Dio da soli, aiutati dall’esempio degli altri, ma fondamentalmente soli. Una voce autorevole come quella di Karl Rahner affermò: “Dobbiamo accennare a una caratteristica della spiritualità del futuro (…). Ci riferiamo alla comunione fraterna, nella quale sia possibile fare la stessa esperienza fondamentale dello Spirito. E se c’è un’esperienza dello Spirito fatta in comune (…) è chiaramente l’esperienza della prima Pentecoste, avvenimento che, come è da presumersi, non consistette nella unione casuale di un insieme di mistici individualisti, bensì nell’esperienza dello Spirito fatta da una Comunità (…)!”. L’esperienza dello Spirito è l’esperienza dell’Amore “ad extra”, cioè che si comunica senza mai esaurirsi. È l’esperienza che siamo chiamati a fare, uscendo dai nostri gusci, dalle nostre paure di “perdere qualcosa”, per costruire veri ponti di Comunione. E allora sì che potremo sperare in un futuro dove “il mio tempio è il noi:  il mio cielo sta in me e, come in me, nell’anima dei fratelli” (Chiara Lubich).

Avvento ….. è sobrietà

CARITA DIOCESANA – UFFICIO LITURGICO DIOCESANO e MEIC (Movimento ecclesiale impegno cristiano)

Avvento è …..sobrietà

Il nuovo anno liturgico si inaugura con il tempo di Avvento. .

Infatti, se avvento significa attesa di Cristo che viene, ne consegue che l’avvento non dura solo alcune settimane, ma una vita intera.

Tempo di attesa vigilante e di speranza quello dell’avvento, ma anche di un invito al cambiamento e a uno stile di vita più autenticamente cristiano. In più occasioni la Parola di Dio d’Avvento invita alla revisione di vita per poter gioire alla presenza del Signore che viene. La Chiesa ponendosi in ascolto di Gesù Maestro di verità e fonte di riconciliazione (Colletta alternativa, I domenica di avvento) è richiamata “a comportarsi onestamente, come in pieno giorno, non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie” (Rom 13,13 II Lettura II domenica) vigilando attentamente sul proprio comportamento (Mt 24, 37-44 ), e coltivando la pazienza dell’agricoltore (Cfr. Gc 5,7 II lettura III domenica). Tra le figure dell’avvento domina quella di Giovanni Battista che, con la Sua austerità e povertà interiore, costituisce una testimonianza vivente su come prepararsi ad accogliere il Regno di Dio attraverso una conversione, autentica e senza ipocrisie (Vangelo della II Domenica ) .

E’ sintomatico come nella III domenica di avvento, chiamata della gioia, Gesù annuncia la liberazione integrale dell’uomo attraverso i segni che compie. Il discepolo di Cristo è chiamato ad aderire al progetto di liberazione dicendo “no” a una vita dedita al consumo dei piaceri . La povertà scelta volontariamente da nostro Signore e la scelta preferenziale per gli ultimi e i poveri impone necessariamente a un cambio di stili di vita.

Ma si può cambiare se si mettono in discussione i comportamenti ritenuti errati: possesso dei beni, uso del denaro, consumo. Sono necessarie scelte ispirate a sobrietà, essenzialità e solidarietà.

La sobrietà non è una privazione, è una liberazione. Il distacco dalle cose superflue è alleggerire la nostra vita, è libertà.

L’essenzialità è scuola di vita e di sapienza. Ci educa a saper distinguere le cose fondamentali e necessarie da quelle secondarie o superflue.

La solidarietà è scelta di condivisione, è esperienza di fraternità, è dovere di giustizia sociale. Animata dalla carità, la solidarietà è espressione di autentica umanità ed è fonte di coesione sociale.

L’attuale Pontefice ha ricordato che “E’ necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (Benedetto XVI, Caritas in Veritate n.51)

La sobrietà parte “dal basso” dalle piccole cose e dovrebbe essere portata avanti a tre livelli: individuale, collettivo e politico. La scelta di sobrietà poggia su alcuni imperativi.

Per i ragazzi

* Natale aperto al mondo: rinunciare ad una parte dei regali di Natale per proporre la sottoscrizione ad una adozione a distanza.

* Non tutti siamo uguali: fare una ricerca per confrontare come noi e i ragazzi in paesi in via di sviluppo si gioca, ci si nutre…si utilizza il proprio tempo.

* Un negozio diverso: organizzare una visita ad una delle “botteghe del mondo” nella nostra zona. Utili indirizzi si trovano in “Commercio equo e solidale”.

Per i giovani

* Ti regalo la mia presenza: organizzare e partecipare a feste senza regali.

* Osservatorio degli sprechi: documentarsi su ciò che si spreca in ristoranti, ospedali, case per anziani, amministrazioni pubbliche… parrocchie. Scopo è conoscere e far conoscere.

* Comincio da me: interrogarsi su quanto spreco in abiti firmati, cosmetici, apparecchiature elettroniche …uscite del sabato sera.

Per le famiglie

Rivalutare, vuol dire ridare valore alle piccole e semplici cose del quotidiano; saper valorizzare le cose nella giusta misura e nella loro completezza.

  • Preferisci quando hai la possibilità, con una bella giornata fare una passeggiata e gustare i profumi delle natura o giocare al computer?
  • Ogni volta che saliamo in automobile, domandiamoci: è davvero indispensabile che io usi questo mezzo?
  1. Ridurre ci impegna a limitare i nostri bisogni ed i nostri consumi all’essenziale. Prima dell’acquisto, chiediamoci se il prodotti è indispensabile.
  • Spegni le luci quando non ti servono o chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti ?
  1. Recuperare significa utilizzare lo stesso oggetto finché è servibile e valorizzare tutto ciò che può essere rigenerato.
  • Utilizzi più volte il sacchetto di plastica o vai a fare la spesa con la vecchia già usata?
  1. Riciclare è un modo per evitare l’esaurirsi delle risorse, ma anche per risolvere, parzialmente, il problema dello smaltimento dei rifiuti.
  • Acquisti la frutta senza la vaschetta in polistirolo?
  1. Riparare vuol dire accomodare un oggetto per riutilizzarlo e non gettarlo al primo danno.

Fai riparare le tue scarpe o ne compri delle altre quando sono rotte? Lontano da te qualcuno cammina senza………….

Ridistribuire è impegno a condividere le cose che abbiamo, a promuovere una più equa distribuzione dei beni della terra, ma anche a mettere a disposizione le proprie capacità e doni.

Quando hai un indumento che ritieni di non utilizzare o degli alimenti che pensi non puoi consumare li dai a chi ne ha più bisogni o li getti e basta?

  1. Rispettare significa usare con cura e rispetto il prodotto del lavoro altrui e farlo durare nel tempo.
  • Fai attenzione quando avvisti un incendio a segnalarlo ai VV.FF. o alle autorità preposte?

Altre proposte per nutrirsi della Parola di Dio e aprirsi al cambiamento:


“Nel deserto preparate la strada del Signore” (Mc 1,3): superare le tentazioni e prove della vita per trovare Dio. Leggere: Deuteronomio cap. 8.


“Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10): conversione vuole cambio della testa e del cuore. Leggere Luca 3, 1-20.


“Ecco l’Agnello d Dio” (Gv 1,29): cambiare per potere incontrare Gesù e diventare suoi discepoli per sempre. Leggere Giovanni c. 1,19-39.


“Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,30). Fino a dare la vita per Gesù. Leggere Marco 6,17-29.

Per contattarci: 090 6684226

090 6684218

PRESENTAZIONE

IDENTITÀ, NATURA E FINI (dallo Statuto) La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL), organismo comunionale della Chiesa locale, promosso dalla CEI è:– l’espressione e lo strumento della volontà delle aggregazioni laicali di apostolato, presenti e operanti nella Chiesa che è in Messina – Lipari – Santa Lucia del Mela, di valorizzare la comunione e la collaborazione tra loro e di accrescere l’unità e la comunione del popolo di Dio;

– il luogo nel quale esse vivono in forma unitaria il rapporto con l’Arcivescovo e la Chiesa locale, offrendo la ricchezza delle loro possibilità apostoliche e accogliendone fattivamente i programmi e le indicazioni pastorali.

La CDAL in comunione con l’ Arcivescovo e nel modo suo proprio, collabora con il Consiglio Pastorale Diocesano. Mantiene i rapporti con la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali e con l’analoga Consulta Regionale e mantiene il dialogo con gli Organismi comunionali diocesani, il Consiglio Presbiterale, i Consigli dei Religiosi e delle Religiose, con gli Uffici Pastorali Diocesani, con la Caritas, con il Seminario Arcivescovile e con gli Istituti teologici.

La CDAL mantiene i più stretti legami di comunione ecclesiale con l’ Arcivescovo, col quale il Comitato Animatore concorda le convocazioni di assemblea al fine di poterne assicurare la presenza. Segno della permanente comunione della CDAL con l’Arcivescovo è la presenza del Vicario Episcopale per l’ Apostolato dei Laici (o il Delegato), che è l’animatore spirituale della Consulta e mantiene un costante rapporto di riferimento e di consultazione con l’ Arcivescovo. Lo stesso Comitato Animatore con il Vicario Episcopale per l’Apostolato dei Laici riferisce all’Arcivescovo del cammino della Consulta e del Comitato.

La CDAL, nel rispetto dell’identità e di compiti delle singole aggregazioni, si propone di:

– valorizzare la forma associata dell’apostolato dei fedeli laici, richiamando costantemente il suo significato nel quadro di una comunità ecclesiale caratterizzata dalla compresenza, partecipazione e corresponsabilità di tutte le componenti ecclesiali, tutte al servizio della comunione e della missione nella specificità dei diversi ministeri e carismi;

– promuovere e favorire la reciproca conoscenza, stima, amicizia e lo scambio di idee e di esperienze;

– far crescere uno stile e una prassi di laicato maturo e responsabile, in uno spirito di comunione e collaborazione, primariamente “facendo la verità nella carità”, anche attraverso iniziative di studio e riflessione, di dialogo e di confronto, di verifica, per una più attenta e più responsabile partecipazione alla vita pastorale della Chiesa da parte delle singole aggregazioni;

– approfondire l’esame della realtà ecclesiale e sociale della Diocesi, operare nella Chiesa locale in forza, in virtù e a beneficio della stessa Chiesa locale, con una sua specifica proiezione nel Consiglio Pastorale Diocesano e formulare proposte in vista dell’elaborazione degli orientamenti e delle linee pastorali della Chiesa locale;

– assumere gli orientamenti pastorali generali della Diocesi, nel quadro del piano pastorale della CEI e delle indicazioni specifiche della CEI e della CESI, sollecitando e sostenendo la mediazione delle singole aggregazioni;

– promuovere iniziative comuni con il consenso e la partecipazione delle aggregazioni aderenti, in ordine a istanze e problemi di particolare attualità e rilevanza, nell’ambito dell’evangelizzazione del territorio e dell’animazione cristiana dell’ordine temporale;

– promuovere il dialogo e la collaborazione con i Vicariati e le Parrocchie e sostenere in merito l’ attività delle aggregazioni per una maggiore e più consapevole assunzione di responsabilità da parte del laicato.

Fanno parte della CDAL le aggregazioni aventi carattere nazionale,o regionale o diocesano riconosciute o erette dall’ Autorità Ecclesiastica competente, sia che si tratti di associazioni e di terzi ordini, sia che si tratti di movimenti, di gruppi o di altre forme similari, purché dotati di regolare statuto ai sensi del can. 304 e rispondenti ai criteri di ecclesialità indicati dall’ Esortazione Apostolica Christifideles Laici (n. 30).

L’accoglimento della domanda spetta all’Arcivescovo, sentito il parere del Comitato Animatore della CDAL, e comporta l’inserimento nella CDAL e l’impegno alla partecipazione con i diritti e i doveri dei membri.

Possono essere chiamate dall’Arcivescovo a far parte della CDAL aggregazioni per la specificità, emblematicità e particolare incidenza apostolica d’ambiente. Per le stesse motivazioni la CDAL può proporre all’Arcivescovo l’inserimento in Consulta di altre aggregazioni.