IL CORAGGIO DELLA COMUNIONE (di Andrea Pinesi)

In un mondo dove prende sempre più piede l’individualismo, il personalismo, l’autoreferenzialità, il “segno dei tempi” è invece la riscoperta, l’affermazione e lo sviluppo del principio comunitario. Oggi più che mai l’esigenza primaria che dovrebbe guidare le nostre comunità, proprio per il fatto di essere “comunità” (cioè “soggetti” che mettono in pratica il senso profondo della Comunione) è la riscoperta di vivere non da soli, ma insieme ad altre realtà, con le quali si dovrebbe condividere, pur nella propria specificità, lo stesso obiettivo: la salvezza dell’umanità nell’annuncio costante del Vangelo di Cristo.

La dimensione comunitaria della fede ha le sue radici precisamente nell’idea del Dio – comunione, il cui piano si salvezza consiste appunto nell’unità degli uomini con Lui e tra loro (LG 1). Per questo motivo e per altre ragioni ancora, non è strano che la “Christifideles laici” proponga come primo obiettivo della nuova evangelizzazione “la formazione di Comunità ecclesiali mature, nelle quali la fede possa liberare e realizzare tutto il senso originario di adesione alla persona di Cristo e al suo Vangelo” (n° 34). Ciononostante, appare piuttosto difficile, incarnare questo ideale di comunione, di chiesa – comunità, modellata a immagine della trinità! Oggi continuiamo ad andare verso Dio da soli, aiutati dall’esempio degli altri, ma fondamentalmente soli. Una voce autorevole come quella di Karl Rahner affermò: “Dobbiamo accennare a una caratteristica della spiritualità del futuro (…). Ci riferiamo alla comunione fraterna, nella quale sia possibile fare la stessa esperienza fondamentale dello Spirito. E se c’è un’esperienza dello Spirito fatta in comune (…) è chiaramente l’esperienza della prima Pentecoste, avvenimento che, come è da presumersi, non consistette nella unione casuale di un insieme di mistici individualisti, bensì nell’esperienza dello Spirito fatta da una Comunità (…)!”. L’esperienza dello Spirito è l’esperienza dell’Amore “ad extra”, cioè che si comunica senza mai esaurirsi. È l’esperienza che siamo chiamati a fare, uscendo dai nostri gusci, dalle nostre paure di “perdere qualcosa”, per costruire veri ponti di Comunione. E allora sì che potremo sperare in un futuro dove “il mio tempio è il noi:  il mio cielo sta in me e, come in me, nell’anima dei fratelli” (Chiara Lubich).

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